Per rispondere alla domanda se il vino italiano possa o meno essere elencato tra le eccellenze italiane nel mondo, più dei dati possono rispondere i fatti. Presso l’Esposizione universale di Milano (EXPO) allestita in questi mesi nel bel paese, un’area all’interno del Padiglione Italia è dedicata al Padiglione Vino, definito dal Commissario generale del Padiglione Italia, Diana Bracco, «Una grande eccellenza trainante del Paese». Un investimento incoraggiato dall’indubbio interesse internazionale nei confronti dei prodotti vinicoli made in Italy. I dati sul numero di visitatori del Padiglione Vino nei primi mesi dell’esposizione (circa 450mila nei primi 60 giorni), hanno confermato la forte identità a livello mondiale dell’eccellenza italiana. Il moltiplicarsi di fiere ed eventi internazionali in cui le bottiglie tricolore troneggiano come ospiti immancabili, rafforzano poi tale percezione. Basti pensare al rinomato appuntamento con il Vinitaly che oltre all’abituale tappa italiana,vanta un’edizione cinese (Vinitaly China) e una russa (Vinitaly Russia), solo per citarne alcune. La forte chiusura del mercato russo nei mesi scorsi conferma ulteriormente la consapevolezza dell’eccellenza italiana nel mondo: negli ultimi mesi infatti, il Governo russo ha deciso di blindare le sue frontiere all’entrata del vino sfuso della penisola, per investire sulle proprie aziende e incentivarle ad avviare processi qualitativi di livello più alto che oggi l’Italia gli offre su un piatto d’argento, riducendo gli imprenditori russi spesso a semplici imbottigliatori di un prodotto non russo. Ma questo non è l’unico caso che dimostra l’incontrastato ruolo del vino made in Italy sul mercato internazionale. Sono di quest’anno i dati che parlano di un aumento dell’esportazione di Prosecco in paesi che lo hanno preferito al pregiata bollicina francese (Champagne) decretandone un impunente sorpasso sia in valori percentuali che assoluti. E la Cina? Mercato neofita per tutto ciò che riguarda il settore enogastronomico non asiatico, che si sta affacciando con curiosità al mercato internazionale per educarsi a sapori e connubi nuovi, in cui il vino italiano ha già il suo peso. Infine non si può non nominare la calda California americana, dove la tradizione vinicola non manca, ma che comunque importa le bottiglie italiane, testimoniando l’interesse per il nettare di bacco prodotto oltreoceano. E la globalizzazione centra poco: i dati dicono che nonostante la potenza del web e il crescente e-commerce che sta investendo ogni settore mercelogico, il vino viene ancora acquistato face to face. Se accompagnato da una visita in cantina con degustazione di sapori, profumi e aromi autoctoni, ancora meglio.

Comments

comments