Milano Wine Week 2025 ha riportato l’attenzione sull’evoluzione del comparto vitivinicolo, mettendo in luce come il consumo di vino stia cambiando dentro e fuori casa. Durante l’evento WiNeIQ, NielsenIQ ha scattato una fotografia nitida di un settore in grande trasformazione: gli italiani bevono meno, ma meglio. Il settore, nel largo consumo, genera 3,1 miliardi di euro e coinvolge oltre 21,8 milioni di famiglie, l’84,6% del totale. A trainare la crescita sono soprattutto i nuclei più giovani, tra i 30 e i 44 anni, che pur avendo un reddito medio-basso mostrano una forte propensione all’acquisto di prodotti di qualità e premium. In particolare, le bollicine continuano a crescere nella grande distribuzione, mentre i vini fermi registrano un lieve calo, rispecchiando un orientamento sempre più selettivo e consapevole.
L’attenzione all’esperienza diventa un elemento centrale. Millennial e giovani famiglie cercano momenti di qualità legati al vino, dalle degustazioni alle visite in cantina, dagli aperitivi curati agli eventi dedicati. Questo pubblico, più sensibile alla differenziazione, sta contribuendo a una trasformazione culturale che valorizza autenticità, narrazione del territorio e ricerca del valore, spostando la percezione del vino da semplice prodotto a esperienza.
Il consumo fuori casa rimane uno dei grandi punti di forza per l’Italia. Con 438.000 locali attivi tra ristoranti, bar, hotel e strutture ricettive, il Paese registra una frequentazione elevatissima: nove italiani su dieci vanno regolarmente fuori a mangiare o bere. Anche qui domina l’approccio qualitativo: due persone su tre dichiarano di essere disposte a scegliere meno uscite ma di maggiore valore, spendendo tra i 10 e i 20 euro per una bottiglia, con una quota crescente pronta a investire anche di più. L’aperitivo resta il momento clou, apprezzato per l’abbinamento con il cibo e per la ricerca di prodotti locali o artigianali. Le donne tra i 35 e i 54 anni rappresentano la fascia più affezionata al vino, mentre la Generazione Z si dimostra più attratta da cocktail e birra, pur iniziando a guardare ai vini no/low alcol come opzioni più leggere e salutari.
Sul fronte internazionale, l’Italia si conferma leader mondiale nella produzione e nell’export, con gli Stati Uniti come principale mercato di riferimento. Nonostante le incertezze legate ai dazi e le politiche protezionistiche, il vino italiano mantiene quote solide, soprattutto negli spumanti, dove supera il 40% del mercato USA. A livello globale, però, emerge una tendenza comune: i volumi calano, ma aumentano i prezzi medi e l’interesse per prodotti premium. Oltre agli Stati Uniti, cresce il potenziale dell’America Latina, dove Brasile, Messico e Argentina stanno mostrando dinamiche di consumo positive e una crescente disponibilità a spendere per vini di qualità.
Tra i mercati più dinamici spicca la Cina, caratterizzata da una forte presenza digitale e da un consumo fuori casa estremamente frequente. Con oltre sette milioni di punti di consumo e l’87% della popolazione che esce almeno una volta a settimana, il Paese rappresenta un terreno fertile per la scoperta e la fidelizzazione verso nuovi brand. I social media giocano un ruolo decisivo: molti cinesi decidono di visitare un locale dopo averlo visto online, e l’85% è disposto a riacquistare a casa un vino provato fuori.
Il quadro complessivo racconta un settore in cui la qualità, l’esperienza e la capacità di parlare a pubblici diversi diventano elementi chiave per il futuro. L’Italia, forte della propria tradizione e del proprio ruolo internazionale, è in una posizione privilegiata per cogliere le opportunità emergenti, sia sul territorio nazionale che nei mercati globali in espansione.